%20(1)-1280x854.webp?v=mumm9rpk)
Le faccette in composito sono le uniche che può guardare mentre nascono. La resina va sul dente come una pasta morbida, il dentista la modella mentre lei è sdraiato in poltrona, e quando si tira su i denti sono finiti. Il composito, però, è anche la faccetta che cambia di più con gli anni: la resina non è ceramica cotta in forno, e non si comporta allo stesso modo.
Per questo, invece del solito elenco di pro e contro, seguiamo un set di faccette in composito dall’inizio alla fine. La pianificazione, la seduta, la prima settimana, poi il primo anno, il terzo, il quinto. Sapere come va di solito la storia aiuta parecchio a capire se il composito fa per lei.
Pianificare le faccette in composito: prima di prendere in mano qualsiasi strumento
Il composito si modella a mano. Vuol dire che il risultato dipende moltissimo da chi lo fa, e che la forma conviene decidersela prima del giorno della seduta, per quanto possibile.
Di solito si parte da foto e da un progetto digitale del sorriso. Sulla base del progetto, spesso il laboratorio costruisce in cera i nuovi denti su un modello, e da lì ricava una mascherina trasparente in silicone. Il giorno della seduta il dentista preme il primo strato di resina dentro quella mascherina, sul dente, così lunghezza e superficie interna sono già quelle concordate. Il resto si costruisce a occhio.
Chieda anche di vedere i casi in composito fatti da quel dentista. Foto sue, non immagini di repertorio. Due dentisti con lo stesso materiale in mano possono tirare fuori denti molto diversi.
Due parole sulle foto in generale. Le foto prima e dopo delle faccette in composito sono quasi sempre scattate il giorno stesso, con i denti lucidissimi. Belle, certo, ma quello è il primo anno. Se può, chieda di vedere la stessa persona un paio d’anni dopo. Anche le opinioni di chi le porta da un po’ dicono di più.
Sbiancamento prima del bonding in composito
Su questo inciampano in tanti. La resina non si sbianca. Se sbianca i denti dopo aver messo il composito, il suo smalto si schiarisce e il composito resta com’era.
Quindi, se vuole un sorriso più luminoso nel complesso, prima lo sbiancamento dentale. Lasci assestare il colore per una o due settimane, poi il composito si abbina a quello. Al contrario si ritrova con faccette un tono più scure dei denti accanto, e l’unico rimedio è rifarle.
La seduta per le faccette in composito a Istanbul
Come dicevamo più su, sei faccette in composito richiedono di solito una seduta lunga. Lunga, sì, ma più tranquilla di quanto si aspetta la gente. Nella maggior parte dei casi lo smalto si tocca poco o niente (per questo si parla anche di faccette “no-prep”), e parecchi pazienti non hanno nemmeno bisogno dell’anestesia.
Su ogni dente si passa un attimo un acido leggero, per dare alla resina qualcosa a cui aggrapparsi. Poi la faccetta si costruisce strato su strato, e ogni strato viene indurito con una luce blu. Gli strati più profondi danno il colore; quelli esterni sono più trasparenti, soprattutto sul bordo incisale.
La parte che tutti ricordano è la rifinitura. Escono dischetti e frese da lucidatura. Il dentista toglie un po’, si tira indietro, guarda di lato, toglie ancora, poi le passa uno specchio. Bordo troppo lungo? Un dente un filo più largo del gemello? Lo dica, e si cambia lì, al momento. Non sono molti i trattamenti in cui si può dire la propria in tempo reale.
Alla fine si lucida tutto e si controlla il morso. Se c’è un punto che tocca prima degli altri, viene smussato.
Il recupero: la prima settimana
La lingua ci andrà a finire subito. I denti davanti possono sembrare un pelo più spessi, e i primi morsi a un panino fanno un effetto diverso. Ci si abitua in fretta.
Per un giorno o due alcuni dentisti chiedono di evitare cibi e bevande molto colorati: sugo di pomodoro, vino rosso, caffè forte, curry, liquirizia. Prudenza, niente di più.
Un morso storto, invece, è un’altra faccenda. Chiuda i denti. Se uno tocca per primo, ce lo dica prima di prendere l’aereo per l’Italia. Adesso si sistema in due minuti; lasciato così, diventa un bordo scheggiato più avanti.
Dal primo al dodicesimo mese
Il primo anno è di solito il momento migliore del composito. Lucido, colore perfetto, e la maggior parte delle persone si dimentica di aver fatto qualcosa.
È anche il periodo in cui saltano fuori i piccoli inconvenienti, se devono saltare fuori. Un bordo sottile può scheggiarsi sulla crosta del pane. Un minuscolo scalino sul margine può prendere un po’ di colore. Il grande vantaggio del composito è che si ripara facilmente: si irruvidisce il punto, si aggiunge resina nuova e si rilucida, spesso in meno di un’ora, come accennato sopra.
Alla prossima visita dal suo dentista basta una lucidatura veloce e un’occhiata ai margini.
Dal secondo al quarto anno
Qui il composito comincia a mostrare di che pasta è fatto. La resina ha pori microscopici che la ceramica vetrificata non ha, e piano piano la superficie passa dal lucido al satinato. Sembra sempre un dente, solo un po’ meno brillante. E succede prima se beve tanto caffè o tè, o se fuma.
Ogni tanto si guardi i margini allo specchio. Quella linea sottile tra resina e dente è il punto in cui compare per prima una riga marroncina o grigiastra. Il dentista o l’igienista la tolgono quasi sempre con una lucidatura, e insieme torna anche la brillantezza. Ecco perché il composito rende al meglio con un controllo ogni sei mesi circa, non quando capita.
Quanto durano le faccette in composito?
Più su parliamo di quattro-otto anni, ed è più o meno quello che si vede nella realtà. In quell’arco di tempo quasi tutti i set hanno bisogno di una rifinitura completa o di essere rifatti.
Quando arriva quel momento, si sceglie di nuovo. Si può rimettere composito sugli stessi denti, di solito senza quasi intaccare lo smalto sotto. Oppure si passa alla ceramica, sapendo ormai benissimo che forma e che colore le piacciono. Lo fanno in tanti: composito a vent’anni, poi qualche anno dopo faccette in ceramica o faccette E.max, con le idee chiarissime.
Bonding in composito per un dente, o per pochi
Non tutti i casi riguardano un sorriso intero. Alcuni dei più soddisfacenti sono minuscoli. L’angolo di un incisivo perso per una pallonata a dodici anni. Un laterale che non è mai cresciuto quanto gli altri. Lo spazio tra i due incisivi su cui, a scuola, tutti avevano qualcosa da dire.
Per queste cose il composito è perfetto. È veloce, i denti accanto non si toccano, e si mimetizza bene perché la maggior parte di ciò che si vede resta il suo dente. Qui però si pone la domanda del viaggio, e la pagina qui sopra lo dice chiaramente: una piccola riparazione da sola di solito non vale il volo per Istanbul. Se la abbina a uno sbiancamento o ad altre cure già in programma, invece, il viaggio ha più senso.
Perché le faccette in composito si macchiano?
Di solito si dà la colpa al cibo. Il cibo c’entra, ma contano di più la superficie e i margini.
Appena lucidata, la superficie è liscia come vetro e le macchie fanno fatica ad attaccarsi. Col tempo quella lucidatura si consuma. La superficie si irruvidisce, a un livello che a occhio nudo non si vede, e caffè, vino e fumo trovano un appiglio. Il punto più debole di tutti è la giunzione con lo smalto. Una lucidatura la rende di nuovo liscia e si porta via i primi segni di macchia, molto prima che si notino da un metro di distanza.
Il composito come prova generale
C’è un uso del composito di cui si parla poco: fare una prova.
Le piacerebbero gli incisivi più lunghi ma non riesce a immaginarsi con quel sorriso? Li provi in composito. Ci vada al lavoro. Si guardi nelle foto delle vacanze. Si senta parlare in una videochiamata. Se le piacciono, li tiene, oppure più avanti li fa copiare in ceramica. Se no, si possono rimodellare o togliere con la lucidatura.
Conta soprattutto per i più giovani. Lo smalto tolto per una faccetta in ceramica non ricresce, e a 22 anni è un impegno lungo. Con il composito il sorriso nuovo ce l’ha subito, e quella decisione può aspettare anni.
Faccette in composito o in ceramica? Aspetto e prezzo a confronto
Il primo giorno, un buon composito e una buona ceramica possono sembrare quasi identici. La differenza si vede dopo.
Dopo qualche anno la ceramica è più bella: mantiene lucentezza e colore, e il caffè ci scivola sopra. Però richiede un laboratorio, diversi giorni a Istanbul e, di solito, un po’ di smalto tolto. Il composito non ha bisogno del laboratorio, spesso non si lima nulla e si fa in un giorno o due. Ed è molto più facile da riparare o ritoccare. In cambio chiede più manutenzione e un rinnovo entro qualche anno. Se vuole confrontare tutti e cinque i materiali, trova tutto nella pagina sulle faccette dentali in Turchia.
Con i soldi funziona allo stesso modo. Il composito costa meno all’inizio, come vede nel listino qui sopra, e il prezzo delle faccette in composito in Turchia è una frazione di quello di molti studi italiani. Su dieci anni, però, tra lucidature e almeno un rifacimento, la differenza si accorcia più di quanto faccia pensare il primo conto. Quindi la domanda vera non è quale costi meno. È se preferisce qualcosa che chiede un po’ di cure ma risparmia lo smalto, o qualcosa a cui quasi non pensare più, al prezzo di limare un po’.
Prezzo delle faccette in composito in Turchia
Si paga a dente, e il composito è la faccetta più economica del nostro listino, come mostra la tabella qui sopra. Messo a confronto con un bonding in composito fatto in uno studio in Italia, il totale qui di solito resta parecchio più basso. Per uno o due denti soltanto, però, il risparmio potrebbe non coprire il volo.
Dove il composito fa fatica
Vuole un cambiamento importante su dieci denti e poi non pensarci più per dieci anni? Di solito la ceramica fa più al caso suo. Il composito ci arriva, ma andrà curato strada facendo.
Chi digrigna i denti deve stare attento. I bordi in resina si rompono più facilmente di quelli in ceramica, quindi il bite notturno va messo tutte le notti. Se beve molto caffè o fuma, la brillantezza se ne andrà prima e le serviranno lucidature più frequenti.
I denti molto scuri sono un’altra storia. Gli strati opachi di composito riescono a coprire una parte della discolorazione, ma un incisivo diventato grigio dopo una devitalizzazione spesso ha bisogno della copertura più decisa delle faccette in zirconio. E un dente incrinato, o fatto quasi solo di otturazione, ha bisogno di una corona che lo tenga insieme, non di uno strato di resina sopra.
Prima di ripartire per l’Italia
Qualche piccola accortezza le semplificherà la vita più avanti. Si faccia dire marca e colori del composito usato, e se li segni. Se l’anno prossimo una faccetta si scheggia, un dentista in Italia la ripara molto meglio sapendo esattamente cosa abbinare.
Tenga le foto del giorno della seduta. Mostrano i denti appena lucidati, ed è comodo averle per confronto ai controlli futuri.
E si trovi un dentista vicino a casa disposto a lucidare e riparare il composito. Quasi tutti lo fanno, ma meglio chiedere prima di averne bisogno.

English
Italiano
%20(1)-1280x854.webp?v=mummaetx)

%20(1)-1280x854.webp?v=mumm8rx9)























