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Sulle faccette ultrasottili c’è parecchia confusione, a partire dal nome: c’è chi le chiama lenti a contatto dentali, chi faccette senza limare, e all’estero si sente dire quasi sempre “laminate”. Per alcuni dentisti sono semplicemente delle faccette in ceramica come le altre, mentre per altri il termine indica qualcosa di molto più preciso, cioè un guscio talmente sottile che il dente sotto viene toccato appena, e in qualche caso per niente.
Noi, in questa pagina e nella nostra clinica a Istanbul, usiamo la parola in questo secondo senso. La distinzione ha il suo peso perché cambia quello che lei sta effettivamente comprando: più che un materiale particolare, la faccetta ultrasottile è un modo di impostare il lavoro, e va detto che si adatta a molte meno bocche di quanto facciano pensare certe pubblicità.
Stessa ceramica, ragionamento diverso
Il guscio viene dalle stesse ceramiche che si usano per le altre faccette, quindi o ceramica stratificata a mano dall’odontotecnico o la vetroceramica pressata che tutti conoscono come E.max (ne parliamo nelle pagine dedicate alle faccette in ceramica e alle faccette E.max).
A fare la differenza sono lo spessore e la logica con cui si progetta. Con una faccetta tradizionale il guscio nuovo prende più o meno il posto dello smalto che si è tolto, per cui alla fine il dente ha all’incirca la stessa misura di partenza; con quella ultrasottile si ragiona al contrario, si toglie pochissimo o niente e il guscio va sopra, e il dente che ne esce è un po’ più grande di prima. Da questo dipende quasi tutto quello che segue, compreso il perché la prova del sorriso conti così tanto.
Un dente che diventa un po’ più grande
Mezzo millimetro, letto su un foglio, sembra niente, ma su un incisivo si vede più di quanto uno immagini.
In alcune situazioni è esattamente quello che ci vuole: incisivi che si sono accorciati in anni di bruxismo, un laterale rimasto più stretto del normale, un dente che sta un filo più indietro dei vicini. In casi come questi lo spessore aggiunto è proprio ciò che si cerca.
Quando però i denti hanno già una misura normale e sono ben allineati, quel mezzo millimetro lavora contro. I denti finiscono per sembrare spessi, il labbro superiore si sposta leggermente in avanti e, guardando il viso di profilo, il sorriso può avere un’aria un po’ gonfia, come se gli si fosse aggiunto qualcosa invece di migliorarlo. Nella nostra esperienza è questo, molto più della ceramica, il motivo per cui alcuni casi di faccette ultrasottili non soddisfano.
Tre persone a cui potrebbero stare bene
Pensiamo per esempio a una paziente sulla trentina con i laterali superiori che non si sono mai sviluppati del tutto, stretti e un po’ appuntiti, con due piccoli spazi ai lati, mentre il resto dei denti è sano e di un bel colore. Con due gusci sottili su quei laterali si possono allargare i denti e chiudere gli spazi limando pochissimo.
Oppure a un signore sui cinquant’anni che negli anni ha consumato gli incisivi digrignando: i denti sono ancora sani, solo che sembrano piatti e invecchiati. Le faccette ultrasottili gli restituiscono la lunghezza persa senza intaccare lo smalto, a patto che porti il bite di notte, visto che l’abitudine che li ha consumati è sempre lì.
Il terzo caso è quello di chi ha un incisivo arretrato di circa un millimetro rispetto all’altro e se ne accorge in tutte le foto di gruppo dai tempi del liceo, anche se nessun altro lo ha mai notato. Una faccetta ultrasottile su quel solo dente lo riporta in linea con l’arcata, senza toccare il vicino, e dato che il dente partiva indietro lo spessore in più corrisponde proprio alla correzione necessaria. In tutti e tre i casi c’è lo spazio perché il dente diventi un po’ più grande senza che il risultato stoni.
E chi probabilmente non è il candidato giusto
Il caso più chiaro è quello dei denti già sporgenti, perché aggiungere spessore li porterebbe ancora più in avanti. Lì conviene spostarli prima con le mascherine trasparenti, oppure scegliere una faccetta tradizionale con un minimo di preparazione per tenerli in linea.
Poi ci sono i denti scuri. Un guscio sottile come una lente a contatto, come viene descritto più su, lascia passare gran parte del colore sottostante, e un incisivo diventato grigio dopo una devitalizzazione continuerà a sembrare grigio anche con la faccetta; in questi casi la strada più realistica, di solito, sono le faccette in zirconio, che sono opache.
E infine chi si aspetta una trasformazione importante della forma. Le ultrasottili servono a rifinire, ad allungare un bordo, smussare un angolo, chiudere un piccolo spazio, ma da denti affollati e accavallati non tirano fuori una fila dritta.
Cosa significa davvero “senza limare”
L’espressione “faccette senza limare”, o “no-prep”, è tra le più efficaci dell’odontoiatria estetica e anche tra le più abusate, quindi vale la pena chiarire come va quando il lavoro è fatto bene.
In genere si passa prima leggermente sullo smalto, giusto per togliergli quella lucentezza vetrosa che impedirebbe all’adesivo di fare presa, e a volte si leviga un pochino un bordo per dare al guscio un punto pulito in cui terminare. Nella pagina parliamo di 0–0,3 mm e il quadro onesto è proprio questo: ci sono denti che non richiedono nulla, altri che richiedono pochissimo, e qualcuno, ogni tanto, un po’ di più.
Quello di cui diffidare, in Turchia come in Italia, è la promessa di “nessuna limatura” su dieci denti fatta dopo aver visto due foto. Se un dente non ha spazio, o il risultato viene ingombrante o il dente viene preparato comunque senza che nessuno lo dica, ed è per questo che la domanda da fare è quanto verrà tolto da ciascun dente, uno per uno. Un piano accurato lo sa dire.
Il bordo vicino alla gengiva
Di questo dettaglio si parla poco, eppure è una delle cose che separano una buona faccetta ultrasottile da una fatta male.
Nelle faccette tradizionali il dentista prepara un piccolo gradino vicino alla gengiva, così il bordo della faccetta si appoggia a filo. Sul dente non preparato il gradino non c’è, e allora il guscio deve assottigliarsi fin quasi a sparire sul margine, in modo da raccordarsi al dente senza stacchi.
Se quel margine resta anche solo un po’ troppo spesso si forma un minuscolo scalino proprio a ridosso della gengiva, che allo specchio non si vede ma dove la placca si accumula nel giro di pochi giorni, e con il tempo la gengiva intorno si arrossa e si gonfia. Su un lavoro ben fatto, passandoci sopra l’unghia non si sente nulla. Chiedere come verranno rifiniti i bordi è del tutto legittimo, e da come le rispondono capirà parecchio del laboratorio.
Si possono togliere?
Più o meno, ma bisogna intendersi.
Se non si è limato nulla, il dente sotto è rimasto praticamente com’era; il guscio però è incollato e non agganciato, quindi per rimuoverlo va consumato a poco a poco, e di solito insieme se ne va anche un sottile strato di smalto. È la faccetta in ceramica più rispettosa del dente che ci sia, ma non qualcosa che si stacca quando si vuole.
Se per lei la cosa più importante è poter tornare indietro, la risposta più onesta sono le faccette in composito, che si aggiungono, si correggono e si tolgono con un impatto ancora minore sul dente, anche se durano meno e perdono prima la lucentezza.
Azzeccare il colore
Come si spiega nel percorso qui sopra, lo sbiancamento va fatto prima delle faccette ultrasottili, perché un guscio così sottile prende il colore di ciò che ha sotto e un dente più chiaro dà al laboratorio una base migliore.
C’è però una questione di tempi che sfugge facilmente. Appena finito lo sbiancamento i denti appaiono spesso un po’ più bianchi di quanto saranno dopo una o due settimane, quando si sono reidratati e il colore si è stabilizzato, ed è a quel punto, non il giorno stesso, che va presa la tonalità delle faccette.
Con gusci così sottili il dentista ha anche un piccolo margine di regolazione al momento dell’incollaggio, perché la resina con cui si fissano esiste in tinte leggermente diverse che possono spostare un poco il colore finale. Durante la prova si provano spesso paste di colori diversi, così lei vede l’effetto prima che ci sia qualcosa di definitivo; resta comunque una rifinitura e non un sistema per mascherare un dente davvero scuro.
Perché il mock-up le dice quasi tutto
La prova del sorriso serve in qualunque caso di faccette, ma con le ultrasottili diventa quasi un’anteprima del risultato.
Dal momento che la faccetta ultrasottile aggiunge spessore invece di sostituirlo, il mock-up appoggiato sui denti non preparati ha dimensioni molto vicine a quelle finali: se sotto il labbro le sembra ingombrante, lo saranno anche le faccette, mentre se di profilo appare naturale e parla senza difficoltà è un buon segno che lo spazio c’è.
Per questo il mock-up va preso sul serio. Si guardi di lato, si faccia una foto mentre sorride, legga qualcosa ad alta voce, e se ha l’impressione che sia troppo pieno lo dica subito, perché quello è il momento giusto per correggere il piano, magari con gusci più sottili su alcuni denti o con una preparazione tradizionale su uno o due.
Vivere con i gusci sottili
Una volta incollate, le faccette ultrasottili sono molto più robuste di quanto si penserebbe: l’adesione allo smalto è fortissima e, siccome la dentina non viene esposta, quasi nessuno dopo ha problemi di sensibilità, o li ha in forma molto lieve.
I momenti delicati sono prima dell’incollaggio, ed è per questo che in laboratorio e alla poltrona vengono maneggiate con tanta cura, e poi, nel tempo, i bordi più sottili. I consigli sono quelli della pagina qui sopra e vanno presi alla lettera, perché gli incisivi non sono attrezzi: niente pacchetti aperti con i denti, niente unghie mangiucchiate, niente penne mordicchiate. Se digrigna di notte, porti il bite, che protegge sia le faccette sia i denti su cui sono incollate.
Quando la valutazione dice di no
Capita che una valutazione seria per le faccette ultrasottili in Turchia si concluda con un “non sono adatte ai suoi denti”, e anche questo è un risultato utile. In genere significa che le servirà meglio una delle alternative possibili: il solo sbiancamento, qualche mese di mascherine, faccette in ceramica o E.max tradizionali con una preparazione leggera, un guscio opaco sul dente scuro o il composito come primo passo. Il confronto tra queste soluzioni lo trova nella pagina principale sulle faccette dentali in Turchia.
Quello a cui puntiamo è il risultato che desidera togliendo meno dente possibile, e a volte ci si arriva con una faccetta ultrasottile, altre volte con qualcos’altro. Meglio scoprirlo guardando le sue foto che una volta atterrato a Istanbul.

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