
L’All-on-4 viene spesso venduto come la soluzione economica per l’arcata completa. Non è nato così. Risale alla fine degli anni Novanta e a un dentista portoghese, Paulo Maló, che lavorava con Nobel Biocare. Il suo problema era comune. I pazienti che avevano perso i denti posteriori da anni avevano raramente molto osso in quella zona. Avere denti fissi significava un innesto, poi mesi di attesa, a volte più di un anno. La sua risposta fu lasciare stare la parte posteriore della mascella e lavorare con l’osso davanti, che di solito resiste molto più a lungo.
Quindi la tecnica è nata per risolvere un tipo preciso di mascella, e in quello resta eccellente. In una mascella che non ha quel problema è un’opzione tra le altre, e non sempre la migliore.
Costruito sull’osso che resta
Dopo le estrazioni l’osso non si perde in modo uniforme. Sopra, nella zona posteriore, il seno mascellare scende nello spazio vuoto. Sotto, sempre dietro, la cresta si assottiglia sempre di più sopra il nervo. La parte anteriore di entrambe le arcate di solito conserva l’osso molto più a lungo. Ecco perché chi porta la dentiera da tanto tempo può avere una cresta abbastanza solida dietro i denti anteriori e quasi nulla con cui lavorare dietro i canini.
I quattro impianti seguono questo schema. I due anteriori vanno dritti. I due posteriori sono inclinati in avanti: la testa esce all’altezza dei premolari, ma il corpo si ancora in un osso più compatto, più vicino alla parte anteriore. L’angolazione è spiegata più in alto nella pagina. Il vantaggio è la portata: inclinato, l’impianto arriva con la testa più indietro di quanto potrebbe fare uno dritto nello stesso osso, e così i quattro sono più distanziati. È questa distribuzione che permette a un unico ponte di poggiare su soli quattro impianti.
La sporgenza posteriore
Anche inclinati, gli impianti più arretrati raramente vanno oltre i premolari. Un’arcata tipica ha dieci o dodici denti. Contando all’indietro, ne troverà uno, forse due, a ogni estremità senza nulla sotto. Si estendono oltre l’ultimo impianto, un po’ come un trampolino. Quel tratto senza sostegno si chiama cantilever, o estensione distale.
Un po’ di cantilever è normale in questo tipo di protesi, ed è del tutto sicuro se resta corto. I guai iniziano quando è troppo lungo. Quei denti finali fanno da leva. Masticando su di loro, il carico finisce sull’ultimo impianto e sulla vite sopra. Se la leva è troppo lunga, le viti si allentano e i ponti si incrinano. È una delle riparazioni che ci chiedono più spesso.
Una buona pianificazione tiene corta quella sporgenza, anche a costo di rinunciare a un dente posteriore. Sta confrontando più cliniche? Chieda a ciascuna di quanto sporge il ponte oltre l’ultimo impianto, e perché.
La linea che non si deve vedere
È un dettaglio a cui pochi pazienti pensano finché qualcuno non glielo fa notare. Il ponte non sostituisce solo i denti. Ha una fascia di gengiva rosa incorporata, e in un punto quel rosa incontra la sua gengiva vera. Se quella giunzione si vede quando sorride, anche i denti più belli sembrano finti.
Per questo il sorriso si valuta prima dell’osso. Se quando ride mostra molta gengiva, la giunzione deve stare più in alto, nascosta dietro il labbro. Spesso il chirurgo rimodella leggermente la cima della cresta per fare spazio alla giunzione e allo spessore del ponte. Sì, significa togliere osso in un intervento pensato proprio per aggirare la perdita ossea. C’è chi alza un sopracciglio. Ma limare qualche millimetro è spesso ciò che evita un ponte dall’aspetto ingombrante.
È anche il motivo per cui i denti vengono progettati prima di decidere dove mettere gli impianti, come descritto nel percorso qui sopra. Sostegno del labbro, lunghezza dei denti e linea del sorriso vengono prima di tutto.
Quanto costa l’All-on-4 in Turchia, e perché i preventivi cambiano
Cosa sposta il prezzo? Soprattutto la marca degli impianti. Il listino qui sopra va da un sistema svizzero fino a Straumann, e gli stessi quattro impianti possono costare cifre piuttosto diverse a seconda del nome che portano. Poi conta se si tratta di una o due arcate, quanti denti vanno estratti il giorno dell’intervento e il ponte definitivo. Il bite notturno è a parte, come avrà visto.
Molti arrivano da noi dopo aver ricevuto in Italia un preventivo di diverse volte superiore. La differenza è reale. Detto questo, trovare un All-on-4 low cost in Turchia non è difficile, quindi legga ogni preventivo con attenzione. Indica il sistema implantare per nome? Comprende sia il provvisorio in resina sia l’arcata in zirconia, o solo uno dei due? Sono coperti entrambi i viaggi? Se la risposta a una di queste domande è vaga, chieda di nuovo.
Arcata superiore e inferiore non sono lo stesso intervento
Nella mandibola il punto di riferimento più importante è il nervo che dà sensibilità al labbro e al mento. Esce dall’osso da un piccolo foro su ciascun lato, più o meno sotto i premolari, e gli impianti posteriori vengono inclinati in modo da terminare appena davanti a quel punto. L’osso della mandibola di solito è denso, e questo aiuta gli impianti a fare una presa salda già il giorno dell’intervento.
La mascella superiore ha un osso più morbido, e l’ostacolo è il seno mascellare. Qui gli impianti posteriori corrono in avanti lungo la parete anteriore del seno. L’arcata superiore ha anche un compito estetico che quella inferiore non ha: sostiene il labbro superiore. Chi ha portato una dentiera per anni spesso contava sulla flangia in resina per tenere il labbro in fuori, e il nuovo ponte deve prendere il suo posto. È uno dei motivi per cui le arcate superiori richiedono più lavoro di progettazione, anche quando l’intervento in sé fila liscio.
Il giorno dell’intervento, i denti fissi in pochi giorni e il recupero
Per molti pazienti All-on-4, i denti ancora presenti vengono estratti nella stessa seduta in cui si inseriscono gli impianti. Ne risulta una seduta lunga, di solito in anestesia locale. Non le va di restare sveglio per tutto il tempo? Chieda della sedazione per tempo, idealmente prima di prenotare i voli, non la mattina stessa.
Quando l’ultimo impianto è inserito, si registra con precisione la posizione di ciascuno. Oggi lo si fa spesso con un piccolo scanner intraorale, a volte con una classica impronta, e il laboratorio realizza da lì la sua arcata provvisoria. A seconda del caso può essere avvitata il giorno stesso o uno o due giorni dopo: per questo il percorso qui sopra parla di “pochi giorni” invece di promettere denti fissi in 24 ore. Nel frattempo non resterà senza denti.
Chieda a qualcuno com’è andata una settimana dopo e sentirà quasi sempre le stesse due cose. Ha fatto meno male di quanto temesse, e nessuno l’aveva davvero preparato al gonfiore. Di solito si riduce nel giro di una settimana. Al momento del volo di ritorno, la maggior parte se la cava con cibi morbidi senza grandi difficoltà.
La prima arcata che porterà
Quella con cui lascia Istanbul è l’arcata provvisoria, in resina acrilica e avvitata agli impianti. Dopo anni di una dentiera che si muoveva a ogni risata, molti pazienti dicono che i primi giorni con i denti fissi sono la parte più bella di tutto il trattamento.
Non è fatta per durare, e non serve che lo sia. Per i mesi successivi preferiremmo che non la mettesse alla prova con pane croccante, frutta secca o torrone, perché la resina è parecchio più morbida di ciò che arriverà dopo. Ogni tanto si scheggia. Fastidioso, sì. Urgente, no. Di solito si ripara in fretta.
Prenda nota di tutto ciò che le dà fastidio mentre la porta. Come si appoggiano le labbra, come parla, dove morde, cosa le sembra troppo lungo o troppo ingombrante: lo dica al team, perché ogni dettaglio serve a progettare l’arcata definitiva. I mesi con il provvisorio fanno parte della progettazione, non sono solo un’attesa.
La zirconia, e cosa chiede a lei
L’arcata definitiva arriva più tardi, quando gli impianti si sono integrati e la gengiva ha smesso di cambiare forma. Viene fresata in un unico blocco di zirconia, molto più resistente della resina, e non si lascia macchiare da caffè e vino rosso come succede alla resina. Resta anche lucida, cosa che alla resina riesce poco. In Italia si sente spesso parlare di “protesi Toronto”: un’arcata fissa avvitata in resina su struttura metallica. L’arcata in zirconia monolitica è un’evoluzione dello stesso principio, con un materiale più duro e più stabile nel tempo.
È anche molto dura. Se l’arcata opposta ha denti naturali, il morso va bilanciato con cura perché quei denti non si consumino a contatto con lei. L’altro tema è il bruxismo. Un ponte così duro non assorbe nulla, quindi tutta la forza che esercita di notte va dritta su impianti e viti. Un bite notturno aiuta, ed è per questo che lo trova a parte nel listino qui sopra. Un’ultima piccolezza: quando zirconia morde su zirconia, all’inizio alcune persone sentono un leggero clic. Quasi tutti smettono di notarlo nel giro di qualche settimana.
Valutare i risultati dell’All-on-4: foto prima e dopo e opinioni
Quasi tutte le foto prima e dopo dell’All-on-4 fanno colpo. Denti che stavano cedendo, poi un’arcata completa bianchissima. Quindi guardi oltre i denti. Si vede il punto in cui il rosa incontra la gengiva vera quando il paziente sorride? Il “dopo” mostra l’arcata in zirconia o ancora il provvisorio? Il labbro appare sostenuto o un po’ infossato? Anche le opinioni aiutano, ma quelle utili vengono da chi è a uno o due anni dal trattamento e ha vissuto per un po’ con il ponte definitivo.
Quando il ponte va smontato
Poiché l’arcata è avvitata e non cementata, un dentista può rimuoverla. Ogni tanto conviene farlo durante un controllo, così impianti, gengiva sottostante e viti si possono esaminare e pulire a fondo. È un appuntamento di routine e non dovrebbe essere doloroso.
Se fa i controlli in Italia, il suo dentista dovrà sapere quale sistema implantare e quali viti sono stati usati prima di poter smontare il ponte in sicurezza. Porti con sé queste informazioni invece di lasciargliele scoprire da solo.
All-on-4 o All-on-6, e quando quattro non bastano
L’All-on-4 si guadagna il suo posto in una mascella in cui l’osso posteriore se n’è andato e un innesto aggiungerebbe mesi, o un anno, prima di poter avere i denti. È anche una scelta sensata quando, per motivi medici, l’intervento deve essere il più breve possibile.
In altre situazioni convince meno. Se il suo osso accoglierebbe senza problemi più impianti nella zona posteriore, distribuire il carico su sei supporti di solito dà all’arcata più margine, e la pagina sull’All-on-6 spiega quando quel margine in più vale la spesa. Anche chi digrigna molto i denti spesso sta meglio con più supporti. All’estremo opposto, se anche la parte anteriore della mascella superiore si è riassorbita, potrebbe non esserci osso sufficiente nemmeno per quattro impianti, e allora la domanda successiva riguarda gli impianti zigomatici. E se alcuni dei suoi denti sono ancora sani, potrebbe valere la pena tenerli: è un discorso che riguarda gli impianti dentali per tutta la bocca, più che questa pagina.

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